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Abbonamenti 2019

in omaggio il CD

Rosso Improvviso
chitarrista, Arturo Tallini
musiche di:
Bach, Ginastera, Maderna
Berio, Pisati


Tallini


Sommario numero 185
gennaio 2019


Editoriale

Intervista
Invenzione a due voci
di Maurizio Pisati e Arturo Tallini

Ricerche e approfondimenti
Camillo Togni (1922-1993):
la forza del metodo.
Parte I: le opere per chitarra in formazioni da camera
di Andrea Monarda

Luigi Legnani e i Capricci op. 20
di Eduardo Fernández

La chitarra in Spagna e, in particolare, a Madrid durante la seconda metà del secolo XVIII e gli inizi del secolo XIX.
Terza parte: Il rasgueado e il punteado nella trattatistica di chitarra e il cambiamento stilistico alla fine del secolo XVIII
di Ricardo Aleixo

Ma! - con le note scritte. Un approccio alla <”Serenata per un satellite” di Bruno Maderna
di Arturo Tallini>

Idee a confronto Recensioni Musiche Dischi Corsi e concorsi

Novità editoriali e discografiche

La bottega della chitarra



Francisco Simplicio
Francisco Simplicio - Luthier
Diego Milanese - Umberto Piazza


Stefano Grondona
"Nocturnal"


CD Stradivarius
Ordina
(spese di spedizione incluse)

CD OMAGGIO 2015



Mauro Giuliani

Rarities and Masterpieces

Der Abschied derTroubadors
Sei arie nazionali scozzesi
2 Rondò op. 68
Sechs lieder op. 89
Gran variazioni op. 114

Massimo Felici & Ensemble '05
Damiana Mizzi, soprano
Antonia Valente, fortepiano
Friederike Starkloff, violino



Davide Ficco, l'opera integrale di
Bruno Bettinelli
cd Naxos in tiratura limitata,
disponibile solo presso la nostra redazione
(anche per i non abbonati)

Editoriale del n. 185 gennaio 2019

Eccoci di nuovo qui a presentare il primo numero del 2019: dopo venticinque anni, ancora ci meravigliamo davanti al nuovo traguardo. Ma quando arrivano nuove proposte di articoli e ricerche, di progetti che hanno bisogno di una “spinta” per vedere la luce, sappiamo che alla fine diremo di sì ancora una volta. Abbiamo quindi detto sì ad Arturo Tallini quando ci ha proposto il suo Rosso improvviso, una specie di istantanea che ha voluto fare per segnare il suo percorso artistico degli ultimi anni. Ci ha conquistato l’ascolto della Serenata per un Satellite di Bruno Maderna e il progetto, in qualche misura, è diventato anche nostro: il cd, la chiacchierata con Maurizio Pisati (che firma uno dei brani del disco), l’articolo che illustra come Tallini ha affrontato la Serenata, come ha risposto alle varie problematiche, quali scelte ha compiuto per seguire l’indicazione del compositore di improvvisare “ma! - con le note scritte”. La strana punteggiatura del titolo ripropone quella originale di Maderna. Da un po’ di tempo la rubrica “Incontri” era assente dalle nostre pagine; possiamo dire, in questo caso, che il termine “incontro” calza perfettamente, perché non si tratta di un’intervista dove una persona fa le domande e l’altra risponde: Pisati e Tallini “si incontrano” e chiacchierano scambiando idee e opinioni alla pari. Due personaggi sui generis che hanno saputo costruire i propri spazi al di fuori dai soliti schemi: impossibili, quindi, da etichettare. Dedicato ancora al repertorio novecentesco è l’articolo di Andrea Monarda sulla produzione cameristica con chitarra di Camillo Togni, pianista e compositore bresciano di grande cultura, uno dei primi a usare la dodecafonia in Italia. Oltre a inserire la chitarra in contesti cameristici, Togni ha scritto anche diverse opere per chitarra sola che Monarda promette di analizzare in uno dei prossimi numeri. Si completa così, poco per volta, la serie di articoli dedicati a composizioni di grande impegno regalate alla chitarra da importanti compositori e rimaste nell’oscurità: si può decidere di studiarle o meno, di suonarle o meno, ma è meglio prendere la decisione a ragion veduta, dopo averle conosciute. Non tutta la rivista è dedicata ai tempi nostri. Troviamo infatti le prime puntate di due articoli che ci accompagneranno nel corso dell’anno. Ricardo Aleixo continua le sue escursioni nella Spagna del periodo che va dalla seconda metà del ‘700 ai primi anni dell’800. In sui primo “viaggio” presentava una carrellata di impressioni di turisti stranieri che rimanevano stupiti dalla presenza assidua della chitarra in tutti gli ambienti e in tutte le manifestazioni della società spagnola. Esilaranti risultano oggi alcuni estratti dalle memorie di quei visitatori, sconcertati nel vedere che gli spagnoli, invece di lavorare, suonavano il fandango e le boleras. Il suo secondo contributo riguardava invece il ruolo della chitarra negli spettacoli teatrali. Con i nuovi articoli che iniziamo a pubblicare da questo numero, si prendono in esame i fattori più “tecnici”. Cioè: come si suonava la chitarra in quel periodo? Cosa dicevano i metodi e i trattati? Che cosa studiava un appassionato di chitarra per poter suonare il fandango o accompagnare i canti e le danze in voga? Come si sono evoluti e modificati il modo di suonare e le tecniche utilizzate? A queste domande risponderanno gli articoli di Ricardo Aleixo. Completa questo numero la prima parte di una monografia che Eduardo Fernández dedica ai Capricci op. 20 di Luigi Legnani. Più di trent’anni sono trascorsi da quando il chitarrista uruguaiano presentò una scelta dei Capricci nel suo debutto discografico (un lp tutto ottocentesco – Legnani, Giuliani, Diabelli, Sor, Paganini – con grande disappunto dei critici anglosassoni che, negli anni Ottanta, vedevano la musica ottocentesca, specie italiana, come il diavolo l’acquasanta): egli ha pertanto un particolare legame con questi brani che, con ragione, considera sottovalutati. Li fa oggetto, quindi, di uno studio approfondito che in questa prima puntata presenta un riassunto della biografia di Legnani e un’analisi del suo Metodo. Come sempre Fernández esamina il contesto prima di analizzare il testo: a conferma di questo criterio metodologico le prossime puntate prenderanno in esame i Capricci uno per uno.

Di solito, dopo la presentazione del numero, dedichiamo qualche parola all’attualità. Questa volta abbiamo pensato di lasciare qui qualche traccia dei ricordi che ci sono rimasti dai concerti, concorsi, festival... cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi mesi. Ricordi e considerazioni su fatti che potremmo definire secondari (e che quindi potrebbero passare inosservati o essere dimenticati) o di cui siamo stati gli unici testimoni. I vincitori dei concorsi vedono i loro sforzi e il loro talento riconosciuti dai premi e i loro nomi rimangono negli albi d’oro; inoltre, le finali sono frequentate dal pubblico che può testimoniare della loro bravura (o meno) e della correttezza (o meno) della giuria. Ma non è detto che quanto si ascolta alla finale sia rappresentativo al 100% del meglio di un concorso. Noi allora collezioniamo momenti delle eliminatorie, attimi fuggenti di cui a volte le giurie si accorgono e spesso invece no. Due di quei momenti ci vengono in mente adesso. Prima (in ordine cronologico) Jinhee Kim che interpreta la Toccata Orpheus di Rolf Riehm al concorso di Camogli (ma la giuria se ne è accorta e l’ha mandata in finale). Allieva di Pablo Márquez, Kim suona tutti i generi con grande autorevolezza e proprietà stilistica, ma in questo brano ha dato un’impronta da “arte marziale” alla gestualità particolare richiesta dalla partitura e ci ha davvero impressionati. Confessiamo anche di aver provato un po’ di vergogna per aver generalizzato qualche volta, convinti di sapere “come suonano i coreani”: Jinhee Kim ci ha dimostrato che non sapevamo proprio niente. Il secondo ricordo è la prova eliminatoria nel concorso di Alessandria di un Flavio Nati in stato di grazia: venti minuti da ricordare per la trasparenza, la naturalezza e la sincerità nel modo di porgere la musica. Il pubblico era composto dalla sola sottoscritta purtroppo… c’era anche la giuria, ma era presto, di mattina, e non se ne è accorta. Un lunedì di novembre a Milano si manifestò un fenomeno più unico che raro: tre concerti di chitarra! Barrueco con Vivaldi e il doppio concerto di Piazzolla in Conservatorio, Tampalini con il concerto di Allevi al Dal Verme, Baranov nell’Auditorium Gaber. Siamo andati (per tradizione e amicizia) in Conservatorio. Comunque la pensiate su Barrueco, Vivaldi e Piazzolla, vogliamo ricordare questo concerto per il calore e l’entusiasmo del pubblico (pochissimi i chitarristi, naturalmente…). Applausi scroscianti e alla fine, dopo cinque uscite, Barrueco e Chiacchiaretta (con i Solisti Aquilani) hanno dovuto bissare l’ultimo movimento di Piazzolla. Infine, durante il Festival Corde d’Autunno (tre giorni ricchissimi di iniziative resi possibili grazie a un enorme sforzo organizzativo) abbiamo ascoltato, tra l’altro, due bellissime lezioni di Pablo Márquez sulla Royal Winter Music di Henze e una Sonata di Rebay. Pablo, musicista intelligente, colto e sensibile, è anche una persona di grande positività e comunicativa. Ragion per cui ascoltarlo insegnare non è solo utile ed educativo, ma mette il buon umore e la voglia di fare cose nuove. Inutile dire che, oltre ai due chitarristi che hanno suonato e alla sottoscritta, c’erano forse una o due persone presenti. Ormai la categoria “uditori” è estinta (purtroppo, dobbiamo ripetere). Durante lo stesso festival abbiamo ascoltato quella che pensiamo sia la chitarra più bella che ci sia mai capitato di sentire: una Francisco Simplicio (restaurata da Gabriele Lodi) che Pavel Steidl ha usato nel suo concerto nella Cappella del Centro Asteria (luogo ideale per strumenti storici). Quello che distingue questa chitarra non è solo il suono, dolce, potente, pieno, variegato… qualsiasi aggettivo andrà bene… Ciò che la rende diversa da altri strumenti di quell’epoca è la sua versatilità. Steidl ha eseguito un repertorio che andava dal barocco ai giorni nostri e lo strumento lo ha assecondato in tutto e per tutto con grande duttilità. Memorabile! Chiudiamo qui. Buon 2019 e… alla prossima


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