Sommario Fronimo N 126, aprile 2004

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Editoriale

Incontri:

Manuel Barrueco-Eduardo Fernández:
una conversazione tra cinquantenni (II parte)
di Asgerdur Sigurdadottir

Ricerche e approfondimenti:

Ludovico Roncalli, l’abate chitarrista.
Aggiornamento biografico
di Mario Dell’Ara e Giacomo Parimbelli

Ferenc Farkas: note biografiche
a cura di Alfonso Baschiera e Marco Nicolè

Ferenc Farkas e la chitarra
di Michele Peguri

Carlo Mosso, compositore del Novecento
di Davide Ficco

Idee a confronto

e inoltre recensioni di libri, musiche e dischi.

Notizie su corsi e concorsi.

La bottega della chitarra

 

Con questo numero della rivista – ad eccezione dell’aggiornamento biografico su Ludovico Roncalli a cura di Mario Dell’Ara e Giacomo Parimbelli che fa capitolo a sé – concludiamo alcuni progetti già avviati. Il primo, quello incentrato sulla figura di Carlo Mosso, ha avuto inizio lo scorso anno con la distribuzione ai nostri abbonati del cd monografico a lui dedicato e si è concluso con l’esteso saggio sulla sua opera a firma di Davide Ficco che è stato anche interprete del cd.
Nella stessa linea si colloca anche l’iniziativa di quest’anno con l’abbinamento cd monografico e saggio, questa volta dedicato al compositore ungherese Ferenc Farkas. Sia Farkas che Mosso erano compositori non chitarristi che hanno composto un consistente numero di opere per chitarra. Non si tratta di figure di primo piano ma sicuramente di musicisti di valore che meritano di essere meglio conosciuti. Le loro opere potrebbero entrare a far parte del repertorio chitarristico con maggiore frequenza e rappresentare interessanti alternative in un percorso didattico novecentesco che comincia ad essere troppo incentrato sui compositori-chitarristi.
Terminiamo qui anche la lunga e interessante chiacchierata tra Barrueco e Fernández. Per la verità la conversazione in originale era più lunga, ma abbiamo ritenuto di omettere alcuni punti che Fernández aveva recentemente toccato nell’intervista pubblicata sul numero 121. Anche in questa parte della conversazione siamo sicuri che troverete elementi interessanti, a volte sorprendenti, della personalità dei due protagonisti e che potranno servire come spunto per stimolanti riflessioni. Già in questo numero, infatti, pubblichiamo nella rubrica “Idee a confronto” una lettera, secondo noi molto interessante, che trae spunto da alcune affermazioni di Fernández. A questo proposito, ci farebbe molto piacere che i nostri lettori fossero più disposti a esprimere le loro idee confrontandole con quelle degli altri. Esiste una rubrica apposta che non a caso si chiama “Idee a confronto”. Forza, fatevi vivi!
Finita la rassegna del contenuto di questo numero, diamo uno sguardo all’attualità.
In primo luogo vorremmo tentare di dare una risposta a una domanda molto ricorrente: a che punto è la riforma del Conservatorio? Cerchiamo di ricapitolare la situazione come si presenta attualmente ponendoci anche alcune domande che per il momento non hanno risposta certa.
La legge 508/99 di riforma delle Accademie di Belle Arti e dei Conservatori di Musica – il cui intento è stato quello di portare l’insegnamento artistico a una definitiva qualifica “universitaria”, con conseguente doppio livello di laurea, il cosiddetto 3 + 2 (diploma di laurea e laurea specialistica) – continua ad incontrare dopo cinque anni seri ostacoli e ritardi alla sua attuazione e messa a regime. Ciò essenzialmente per quattro motivi, apparsi con chiarezza – almeno riguardo ai Conservatori – fin dal primo momento:
1. la complessità della trasformazione in termini legislativo-burocratici: definizione dello statuto per l’autonomia, stesura dei vari regolamenti ecc.
2. il gran numero di istituti interessati (circa una settantina fra Conservatori e Scuole pareggiate), da cui l’inevitabile domanda: “c’è spazio in Italia per settanta università della musica?”. Si è fatta a questo proposito l’ipotesi di un “accorpamento” fra istituti a livello regionale, ma il tutto è ancora in alto mare.
3. il mancato procedere parallelo della riforma della scuola primaria e secondaria (scuole elementari, medie e licei a indirizzo musicale, attualmente di più che dubbia istituzione): da ciò la necessità per i Conservatori di dover affrontare un enorme carico di impegni didattici, dalla fascia più bassa a quella più alta, senza contare l’ormai scontata esigenza di tornare ad essere, come in un lontano passato, centro di produzione musicale.
4. l’opposizione, più o meno esplicita e comunque in parte motivata, portata avanti dall’ambiente universitario, sospettoso circa il livello “culturale” dei docenti di Conservatorio e dei futuri laureati.
Per tutti questi motivi la riforma stenta a decollare.
Attualmente i Conservatori devono garantire l’insegnamento musicale di base, com’è nella tradizione, facendosi quindi carico di tutti i percorsi e programmi tradizionali e sperimentali; in aggiunta, molti Conservatori hanno attivato il triennio (sperimentale) che porta alla laurea di 1° livello. Con decreto ministeriale, i diplomi tradizionali e sperimentali di vecchio stampo sono stati equiparati alla laurea di 1° livello.
C’è da considerare del resto che solo i Conservatori di Milano e Trieste hanno visto riconosciuti dal Ministero i trienni di tutte o quasi le discipline, mentre altri Conservatori hanno avuto per ora il riconoscimento solo di alcuni trienni. (vedi anche “il Fronimo” n. 125 pp. 46-47)
Con decreto 8/1/04, il Ministero ha dato via libera anche alla sperimentazione del biennio di 2° livello, quello che porta alla laurea specialistica vera e propria: una sperimentazione che inizierà il proprio cammino dal prossimo novembre. Alcuni Conservatori (Milano, Venezia, Roma…), in base a procedure messe in atto anticipatamente, hanno avuto il permesso di attivare il biennio già nel presente anno 2003-2004, sia pur iniziando nel mese di marzo e nell’incertezza che questo primo “anno” sia convalidato.
Questo è dunque l’attuale quadro generale, ancora in fase di attuazione, di messa a punto e soprattutto di verifica, essendo il tutto – come s’è detto – sperimentale.
Terremo i nostri lettori informati sull’evoluzione della situazione.
Passiamo ora all’attualità strettamente legata al mondo chitarristico:
La prima notizia che con piacere vi comunichiamo è che Oscar Ghiglia riceverà dalla Hartford University (Connecticutt, U.S.A.), la cui facoltà musicale è la Hartt School, la Laurea Honoris Causa. Tanti complimenti Doctor Ghiglia!
Per chi non lo avesse notato, segnagliamo che a fine febbraio è uscito in edicola un numero speciale della rivista “Amadeus” dedicato a “La chitarra e la Spagna” con doppio cd di Emanuele Segre. Speriamo che il successo di questa iniziativa sia di buon auspicio per il futuro.
Per finire, anche questa volta vogliamo mettervi al corrente di un evento molto insolito, oseremmo dire quasi “fantascientifico”: si è svolto ad Atene un concerto che vedeva come protagonisti ben quattro solisti di chitarra alle prese con cinque concerti per chitarra e orchestra. Eduardo Fernández (Fantasía para un Gentilhombre di Rodrigo), l’italiano Tomaso Lama (Concerto per chitarra elettrica e orchestra del greco Christos Papagheorghiou), Shin-ichi Fukuda (To the Edge of Dream per chitarra e orchestra e Vers l’Arc-en-ciel per chitarra, oboe d’amore e orchestra, entrambi di Toru Takemitsu) e infine l’ideatore della serata Costas Cotsiolis (Concerto di Liegi di Brouwer, quaranta minuti di fuochi d’artificio ininterrotti). Una vera e propria anticipazione delle Olimpiadi! Per la cronaca sottolineiamo che, contrariamente a quanto si potesse prevedere circa le preferenze del pubblico, il Takemitsu di Fukuda, particolarmente toccante.