Sommario Fronimo N 128, ottobre 2004

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Editoriale

Incontri:

Intervista a Olivier Chassain
di Frédéric Zigante

Ricerche e approfondimenti:

Concerto de Aranjuez. Prima esecuzione
Barcellona, 9 novembre 1940
di José Mangado Antigas (II parte)

Considerazioni sulla chitarra dell’Ottocento
di Marco Riboni

Tra spontaneità e rigore. Dodici studi per chitarra di Bruno Bettinelli.
di Paola Brino (II parte)

Idee a confronto

e inoltre recensioni di DVD, CD,
libri, musiche e dischi.

Notizie su corsi e concorsi.

La bottega della chitarra

Novità editoriali e discografiche

 

L' editoriale

Ci congediamo dal 2004 con l’ultimo appuntamento dell’editoriale, rubrica che nel numero scorso avevamo tralasciato per problemi di spazio. Prima di tutto, vorremmo dare un paio di comunicazioni di ordine pratico.
Intanto ci vogliamo scusare per il ritardo con cui questo numero di ottobre è stato consegnato alle stampe. Per la verità, è la prima volta che accade nei dieci anni della nostra gestione: tolti i cronici ritardi delle poste nel recapito della rivista agli abbonati – ritardi ovviamente estranei alle nostre responsabilità – siamo sempre stati puntuali alle scadenze trimestrali. I motivi di questo ritardo, tuttavia, non mancano. Innanzitutto sono stati necessari alcuni interventi di riorganizzazione della nostra sede di via Orti: al momento dell’insediamento, la necessità di non interrompere la regolare scansione della rivista ci obbligò a posticipare alcuni lavori che però nell’arco di questi anni erano ormai diventati inderogabili, in particolare per la gestione e la sistemazione del materiale che copiosamente si è accumulato in questo periodo. Inoltre la stretta concomitanza fra il momento dell’impaginazione della rivista e alcuni importanti avvenimenti nell’ambiente chitarristico – che ha visto la diretta partecipazione della redazione e di alcuni collaboratori – ha forzosamente obbligato a spostare le date di scadenza.
La seconda comunicazione riguarda purtroppo un’altra inevitabile esigenza, ossia quella di ritoccare il costo dell’abbonamento (che sale da 26 a 30 euro all’anno). Il consistente rincaro dei costi di spedizione e non solo, ci ha obbligato a questa decisione dopo avere per ben quattro anni mantenuto lo stesso prezzo.
A questo punto avevamo programmato di passare in rassegna, come di consueto, alcuni avvenimenti. Ci limitiamo invece a un commento dell’attualità più generico
Purtroppo la stagione concertistica che si apre non si prevede molto ricca. Sempre più spesso incontriamo organizzatori e direttori artistici di stagioni chitarristiche che, scoraggiati e preoccupati dalla scarsa partecipazione del pubblico ai concerti, rinunciano alla programmazione. Ma forse quello che a noi preoccupa di più non è tanto la diminuzione del numero dei concerti di chitarra in genere, ma l’aumento di quelli che vedono come protagonisti certi chitarristi che – a nostro parere – rappresentano situazioni di confine: tra il classico e il leggero, tra il serio e lo scabroso, tra l’essere musicisti o saltimbanchi.
Come si spiega l’atteggiamento contraddittorio di un pubblico che fino a ieri apprezzava lo stile sobrio (e persino ingessato) e si compiaceva di disquisire pedantemente sul numero degli abbellimenti, sulla natura del bel suono, su chi fosse o meno autorizzato, o degno, di suonare Bach, su quali gesti fossero permessi, tollerati o esagerati? Come si spiega che ora lo stesso pubblico va in visibilio davanti a personaggi stravaganti (in qualche caso diremmo anche ignoranti) che usano la pagina scritta solo come pretesto e ne sconvolgono ad libitum e gratuitamente il senso in nome di una “musicalità” che farebbe arrossire pure le signorine dilettanti degli anni ’20, oppure che la ridicolizzano con comportamenti clowneschi come se non si trattasse di un concerto (di musica “classica”, come qualcuno si ostina e definirla) ma di un dopo cena tra amici un po’ brilli che si divertono con la chitarra in mano?
Noi cerchiamo di spiegarcelo non solo perché incuriositi da tale inversione di tendenza, ma anche perché preoccupati da queste avvisaglie di ritorno – secondo noi – a tempi oscuri dove i chitarristi vivevano in un mondo a sé parlando e divertendosi con cose che gli altri musicisti – poveri loro? – non avrebbero mai potuto capire. Chi potrebbe comprendere affermazioni del genere: “Che bello una volta tanto non riconoscere i soliti pezzi!”?
Ma se si è stufi di Asturias, allora perché suonarla? Soprattutto, secondo quale logica diventa più interessante quando trascinandola all’inverosimile, strascicandola, comprimendola, affrettandola, stiracchiandola e lisciandola la si rende irriconoscibile?
Si può anche considerare Mertz un mediocre, e Paganini un istrione: va benissimo, è una questione di gusti personali. Suonare questo repertorio non è affatto obbligatorio, ma a chi giova mimarlo ridicolizzandolo e provocando le risate del pubblico come se non si trattasse di un concerto ma di un numero di varietà?
A questo punto l’unica risposta che ci possiamo dare è che il pubblico chitarristico sta diventando annoiato, demotivato, disincantato e diseducato. E ha bisogno di stravaganze per risvegliarsi dal torpore.
Sì. Lo sappiamo che ci si può controbattere che la nascita e il successo della tipologia del chitarrista stravagante altro non è che una conseguenza della proliferazione dei chitarristi-burocrati. Questa contrapposizione di due estremi non ci tranquillizza affatto.
Man mano che scriviamo queste righe ci prende lo sconforto. E ci chiediamo che ruolo può avere una rivista come la nostra in un mondo chitarristico che sta cambiando prendendo simili direzioni.

Qualcuno vorebbe risponderci per favore?

Lena Kokkaliari