Sommario Fronimo N░ 150 aprile 2010

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Editoriale

Incontri:


Intervista a Roman Vlad
di Luca Villani

Ricerche e approfondimenti:

Sei corde e dodici suoni: la Suite op. 164 di Ernst Krenek
di Gianluigi Giglio

Ritorno a Paganini
di Danilo Prefumo

Cos’è la “Musica sudamericana”?
di Eduardo Fernández (seconda parte)


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Corsi e concorsi

NovitÓ editoriali e discografiche

La bottega della chitarra

 
Editoriale del n° 150 aprile 2010

Con questo numero “il Fronimo” taglia il traguardo delle 150 uscite. Contiamo sul vostro sostegno per poter raggiungere e festeggiare il quarantennale. E ora diamo un’occhiata ai contenuti…
Innanzitutto, siamo lieti di salutare l’arrivo di nuove collaborazioni, tutte in lingua italiana. Si tratta del debutto di Luca Villani, Gianluigi Giglio e di una graditissima rentrée, quella di Danilo Prefumo. L’intervista curata da Luca Villani è dedicata a Roman Vlad, poliedrica figura di musicista e studioso romeno (naturalizzato italiano) che nel corso della sua vita e delle sue plurime attività dedicate alla musica ha avuto modo di occuparsi anche della chitarra. Dall’affascinante racconto della sua vita e della sua carriera di compositore emerge un personalissimo rapporto con la tecnica dodecafonica e con le teorie del suo creatore Arnold Schoenberg. La citazione da parte di Vlad di un emblematico passo tratto dalla celeberrima Harmonielehre, proprio di Schoenberg, fa da collegamento con quanto segue poiché, curiosamente, Gianluigi Giglio nel suo articolo sulla Suite di Ernst Krenek riporta lo stesso passaggio. Composizione del 1957, tanto importante quanto poco frequentata dagli esecutori, la Suite è un capolavoro di sintesi tra essenzialità e densità musicali. Questo scritto ci permette finalmente di comprenderne le varie componenti strutturali e di apprezzarne pienamente il valore.

Gli articoli di Danilo Prefumo su Paganini sono stati fondamentali negli anni Settanta-Ottanta. Ora, dopo l’importante biografia che ha dedicato al grande genovese uscita non molto tempo fa (Niccolò Paganini, L’Epos, Palermo, 2006), torna sulle nostre pagine con un dettagliato ed esaustivo articolo che fa il punto della situazione e aggiorna tutte le informazioni riguardanti Paganini e la chitarra: finalmente non si dovrà più scartabellare a destra e a manca per ricostruire il rapporto fra Paganini e le sei corde, rapporto più volte misconosciuto quand’anche non ignorato persino da importanti strumenti musicologici e di consultazione. Una sola occhiata alla completa datazione delle sue opere (composte quando i grandi della chitarra dell’Ottocento non avevano ancora pubblicato una singola nota) basterà a far comprendere la genialità e il valore di questo straordinario musicista che, purtroppo, ancora adesso viene spesso liquidato con parole di sufficienza.
La sezione dedicata alle ricerche e approfondimenti si conclude con il contributo di Eduardo Fernández che prosegue nella sua indagine sulla musica sudamericana e i suoi molteplici aspetti. La nuova puntata è dedicata ai generi che presentano ritmi ternari; decisamente interessante è l’analisi del Gato, danza dell’area rioplatense (alcuni forse ricorderanno la celebrità che raggiunse negli anni Settanta il “Gato y Malambo” dalla Suite americana di Hector Ayala) i cui movimenti e la gestualità coreutica sono descritti assai efficacemente da Fernández, a tutto vantaggio quindi di una esecuzione adeguata e convincente.

Per concludere, alcune note di cronaca. Il 15 febbraio è scomparso Mario Gangi. Purtroppo non abbiamo fatto in tempo a preparare un In memoriam. Però ci teniamo a ricordare almeno una cosa: quando nel 1999 stava per cessare il nostro rapporto con la Suvini Zerboni e ci stavamo preparando a continuare da indipendenti, Gangi seppe della nostra difficile scelta e fu il nostro primo abbonato sostenitore. Sono cose che non si dimenticano. Una notizia positiva dell’ultimo momento: Leo Brouwer ha vinto la decima edizione del premio “Tomás Luis de Victoria”, importante riconoscimento assegnato dalla SGAE (Società Generale Autori ed Editori spagnola) a compositori viventi dei Paesi iberoamericani.
Come ogni anno si ripresenta puntualmente, con ripetitività ormai stucchevole e noiosa, la solita ridda di voci “esami sì”, “esami no” per i privatisti, come conseguenza della piena attuazione della riforma dei Conservatori. Sono ormai undici anni (ossia dall’approvazione nel 1999 della famigerata Legge 508) che regolarmente in primavera cominciano a girare queste voci, gettando panico e scompiglio fra i numerosissimi studenti non iscritti in Conservatorio che devono sostenere gli esami da esterni. E, regolarmente, come ogni anno, nei siti Internet dei Conservatori italiani compaiono i consueti moduli d’iscrizione (con la tradizionale scadenza del 30 aprile) per gli esami degli allievi privatisti. Quand’è che il ministero farà finalmente un po’ di chiarezza su una situazione ormai giunta alle soglie del ridicolo? E, parimenti, quando si farà chiarezza anche sull’altrettanto grottesca situazione dei nuovi licei musicali? Ad oggi non si sa ancora quali e quanti siano gli istituti presso i quali la riforma entrerà in vigore: basti ricordare l’emblematico caso del “Berchet”, storico liceo classico milanese diventato improvvisamente – e non si sa come – liceo musicale in diversi siti ufficiali, salvo poi repentina smentita da parte dell’istituto stesso. L’unica cosa sicura è che regnano sovrane confusione e incertezza. E l’inizio del nuovo anno scolastico è ormai alle porte…

(La Redazione)

P.S. . Questo numero è venuto un po’ più lungo del solito impedendoci di allegare le iniziative editoriali in omaggio che avevamo preannunciato. Non ce ne siamo dimenticati; si tratta solo di un rinvio.